Lara Lago, la grassofobia e la lotta per la body neutrality

Il corpo dovrebbe essere la nostra casa, eppure è uno dei campi di battaglia più feroci della lotta femminista, perché è costantemente oggetto di violenze, aspettative, regole, leggi altrui. Appena si fuoriesce di un passo dal canone, soprattutto quello estetico, i livelli di discriminazione sono numerosissimi e i nostri diritti svaniscono quanto meno ci conformiamo.

Qui su hum∇n, siamo fortunate ad avere ospiti che ci ispirano, ci fanno sentire meno sole e ci forniscono strumenti per portare avanti la nostra lotta con forza e consapevolezza.

In questa 8a puntata di hum∇ns, Lara Lago – giornalista, attivista e digital project manager presso Sky – parla con la nostra host Liem del lavoro che sta portando avanti per riscrivere il rapporto con i nostri corpi e sfasciare la casa sessista-grassofobica del padrone. Lavoro che porta avanti sui social, in televisione e ad ultimo anche nel suo libro “Il Peso in Avanti” (2023, People Ed.). Ci racconta la storia (occidentale coloniale) della grassofobia e del movimento della body positivity. E ci parla di come tutelarsi dalla performatività costante richiesta dall’attivismo digitale.

Al secondo link potete trovare la PRIMA registrazione VIDEO su YouTube di hum∇ns!!.

Buon ascolto, buon fine settimana, e buona lotta!

Data registrazione episodio: 29 aprile 2023.

Bibliografia:

VenUS e la parità di genere nella street art

Per fortuna i femminismi sono tanti e tantissimɜ sono lɜ femministɜ impegnate nel diffonderne le idee – che sia su carta, sulle piattaforme digitali o anche sui muri di una città. 

Oggi continuiamo il nostro viaggio nelle costellazioni femministe con Livia Fabiani, presidente dell’associazione VenUS, dedicata all’empowerment femminile nella street art.

Attiva nel mondo dell’arte urbana e del muralismo da quando ha 18 anni, Livia ora guida un’associazione che ha realizzato murales meravigliosi a Roma e dintorni.

In questo 7o episodio di humvns, parliamo con Livia di come l’arte può trasformare gli spazi pubblici e dell’intersezione fra arte e attivismo. Riflettiamo insieme su come l’arte può diventare uno strumento di divulgazione femminista e come il femminismo, a sua volta, può farci cambiare prospettiva su come concepiamo e valorizziamo l’arte.

Buon ascolto!

Nota: Questo episodio è stato registrato a marzo 2023. Per informazioni aggiornate consultare il sito di VenUS sotto riportato 🙂

Marianna The Influenza, la lotta alla grassofobia e l’attivismo digitale

Per questa 6a puntata di hum∇ns abbiamo un’ospite fotonica. Marianna The Influenza è una divulgatrice di contenuti su e contro la grassofobia, è una social media manager e recentemente anche autrice con l’uscita del suo libro Nera Con Forme. Con il suo approccio “no filter”, Marianna sta scomponendo non solo l’idea di corpo “normato” ma anche l’immaginario di influencer stessa.

In questo episodio Marianna ci racconta di come la discriminazione contro i corpi non conformi, quella contro le soggettività razzializzate e la discriminazione di genere, siano intrinsecamente connesse. Ci parla del ruolo che il femminismo ha nella sua lotta in questi ambiti, e di come i social – se utilizzati in maniera trasparente – possono essere uno strumento potentissimo per una comunicazione accessibile su questi temi e per un cambiamento socio-culturale che coinvolga tutt3.

Buon ascolto!

Bibliografia:

Marianna The Influenza instagram 
Marianna The Influenza, Nera Con Forme (Le Plurali, Ed 2023)

Una storia

Tra pieghe, pelli e il tempo

Luisa La Gioia

Foto di Luisa La Gioia

Sono venuta al mondo socializzata femmina prima del tempo, “prematura” dicono la cultura e la medicina. A cinque anni ho fatto la “primina” e a 22 ho fatto coming-out dicendo che mi piacevano anche le femmine, prima di dirlo a me, prima del tempo, prima di capire che la mia parola e il mio sentire fossero: lesbica. Avevo fretta. Dopo, a un certo punto, il tempo mi è sfuggito di mano e i minuti sono diventati giorni, i giorni sono diventati mesi e, all’improvviso, anni. Mi sono definita femminista prima del tempo, prima di comprendere che il femminismo fosse plurale, che contiene moltitudini e che il mio, ai suoi albori almeno, fosse lesbofemminismo. Se “prematura” è una cosa che avviene troppo presto, prima del tempo debito, come si chiama quella malattia che manca di rispetto ai nostri tempi singolari (diversi per ogni persona) e ci fa sentire di essere in ritardo sui tempi (di chi?) e fuori dal tempo? Ho imparato che questa malattia si chiama capitalismo.

Vengo da un paio di paesi della provincia di Taranto e, lì, le lesbiche è difficile incontrarle. Lì, ma un po’ ovunque. (E spesso non è sufficiente incontrare una lesbica perché ho incontrato anche lesbiche che votano Salvini). Se hai un’espressione di genere “femminile”, il tuo lesbismo è invisibile. Come il mio. Profondamente sola, invisibile ma comunque mostruosa. Ancor prima di conoscere la parola femminismo, la mia lotta quotidiana era occupare lo spazio alla meglio in un luogo in cui non esistevo ma pregno comunque di stereotipi su di me. Ero già femminista, ma non lo sapevo. Sono arrivata al femminismo inconsapevolmente. Vedevo i video su YouTube di Irene Facheris e approdai, un giorno, sulla pagina Femminismo di Wikipedia, dove venni a conoscenza di un articolo di Anne Koedt dal titolo Il mito dell’orgasmo vaginale. Per la prima volta, leggevo parole che parlavano di me e davano valore a quello che sentivo. Qualche anno dopo, sempre inconsapevolmente ma guidata dal flusso del mio sentire (la psicoterapia serve), mi sono iscritta a un Master in Studi di genere. Io, che vivo nell’aria, ho capito solo durante le lezioni che stavo seguendo un master sui femminismi. Che mi ha rivoluzionato la vita. 

Alcune delle cose che i femminismi mi hanno insegnato:

[1] la parola compagnə

[2] il consenso

[3] che il capitalismo è un mostro che sta sopra di tutto, di cui il patriarcato ne è uno strumento

[4] cose che dovrebbero essere semplici1, come la potenza di dire grazie, e il fatto che i miei sentimenti e i miei pensieri hanno valore, sono validi nella loro singolarità

[5] che non esiste una storia unica: quella che ci hanno insegnato è solo una versione, spesso molto brutta | che ogni cosa può essere messa in discussione | che ogni soggettività ha la sua verità | che possiamo trovare nuovi modi e inesplorate possibilità per abitare il mondo e raccontarci, a partire da noi e dal corpo che abitiamo | che siamo creature fatte di preziosissime storie

[6] che esistono tanti generi

[7] i nomi delle cose che mi fanno soffrire: sanismo, classismo, capitalismo, lesbofobia, transfobia, sessismo, abilismo, razzismo

[8] intersezionalità, come parola e strumento (provo a metterla in pratica chiedendomi: chi resta esclusə?)

[9] che quando arrivi ad apprendere una nuova conoscenza, non puoi più lasciarla andare via (e questo può diventare una condanna per le persone che, come me, sono malate di tristezza)

Vedo il femminismo come una lente, un filtro, una metodologia dai confini indefiniti e, da un altro punto di vista, un’utopia irrealizzabile fino a quando morirò. Ho creduto (e a volte credo ancora) fosse un’utopia realizzata e questa illusione (come tutte le illusioni?) a volte mi ha tradita e mi tradisce. A volte mi sembra di non conoscerne le regole (il femminismo ha delle regole?) e di non essere abbastanza. A volte mi mette ansia. Se femminismo è cura e spazio safe e non-giudizio, cosa ne facciamo di tutte quelle volte in cui non è così? Anche incuria, disattenzione, giudizio, dinamiche di potere e violenza abitano gli spazi trans\femministi, forse inevitabilmente, perché veniamo tuttɜ2 da quella stessa cultura eterocispatriarcale, sanista, abilista, capitalista, classista, lesbotransfobica, sessista e razzista di cui ne abbiamo radicate le metodologie.

Mi torna in mente una frase che, durante il master, una docente ci disse, qualcosa come che i femminismi non sono spazi pacifici né pacificati. Una grande verità.

Non ho ancora imparato tante cose.

Tante cose potrei\dovrei\vorrei ancora decostruire.

Sto imparando che non bisogna decostruire tutto per forza.3 Per forza non è femminista.

Devo molto alle persone. Senza di loro, non avrei imparato tutte queste (e altre) cose. E devo molto anche a me, per averlo reso possibile. 


  1. Mi piace tanto questa parola, viene dal latino “sine plica” (senza pieghe), ma adoro ancora di più la parola complessə, che viene sempre dal latino, “cum plica” (con le pieghe). ↩︎
  2. Domanda non retorica: esiste qualcunə che non sia natə e\o cresciutə e\o che non abbia assorbito in qualsiasi modo la cultura patriarcale? ↩︎
  3. Niente dovrebbe essere per forza. ↩︎

Rizoma e una psicoterapia transfemminista

Una maniera rivoluzionaria di fare psicoterapia. Togliersi le lenti del pregiudizio imposte dalla società e affrontare la salute mentale con occhi nuovi, consapevoli del contesto socio-culturale in cui mettiamo in atto i nostri comportamenti. Questo è Rizoma.

In questa quinta puntata di humvns, parliamo con Rizoma, un’equipe di psicologhe che svolge attività di ricerca, autoformazione, e sostegno psicologico con una prospettiva transfemminista. Questo per Rizoma vuol dire calare l’analisi psicoterapeutica nei sistemi di privilegi ed oppressioni in cui viviamo e superare i binomi patologizzanti creati dalla psicologia tradizionale: sano e malato, normale e anormale, isterica e equilibrata, uomo e donna.

In questo episodio, l3 Rizomers ci raccontano del lavoro che stanno portando avanti per rivoluzionare il modo in cui si fa psicoterapia. Ci parlano del potere della fragilità e della vulnerabilità, due concetti non valorizzati nel nostro mondo machista-patriarcale-capitalista.

Abbiamo il coraggio anche noi di porci nel mondo senza nascondere le nostre fragilità? Fateci sapere qui nella sezione commenti!

Buon ascolto!

Francesca Cavallo, il potere dell’empatia e l’imprenditoria femminile

Proseguiamo la nostra esplorazione dei femminismi attuali con un’ospite fulminea.

Francesca Cavallo è imprenditrice, attivista e scrittrice di libri per l’infanzia, autrice bestseller del New York Times con “Storie della Buona Notte per Bambine Ribelli” e ad ultimo scrittrice di “Ho Un Fuoco Nel Cassetto”. Autodefinitasi queer cultural agitator, Francesca naviga diversi mondi alla ricerca di punti di connessione nella lotta contro il patriarcato.

In questo episodio, Francesca parla con la nostra guest-host Daniela del suo femminismo e della capacità tanto della rabbia quanto della compassione radicale di creare nuove e inaspettate alleanze. Condivide le sue riflessioni sull’effetto che il patriarcato ha sui bambini e sugli uomini, richiedendo quindi una rieducazione sociale, culturale e affettiva che coinvolga tutt3.

Ci parla infine del potere di un’imprenditoria femminile rivoluzionaria di scardinare i modelli economici esistenti e di permetterci di costruire le vite che vogliamo.

Il dialogo e il confronto sono al cuore del progetto hum∇n: fateci sapere cosa ne pensate di quanto discusso in questo episodio qui nella sezione Commenti!

Buon ascolto!

MirØ, le piante e la magia oltre i binomi

oggi con noi su hum∇n c’è MirØ, una persona sfaccettata, dinamica e in continua trasformazione. MirØ è una persona trans non-binaria, è performer, modellǝ, giardiniere e autore. è anche protagonista del Podcast “Storia di Miro” prodotto da Vanity Fair.

su hum∇n MirØ ci racconta del suo rapporto con i movimenti femministi, del percorso di affermazione di genere e di come noi tuttɜ siamo in costante cambiamento.

condivide il suo sguardo verso un mondo oltre i binarismi di genere, e ci invita ad ascoltare quello che le piante hanno da insegnarci rispetto alla collettività.

Buon ascolto!

https://www.instagram.com/__miro__________/

https://www.instagram.com/queer.garden/

Tiresiə, rivista di letteratura queer transfemminista

L3 nostr3 ospiti su hum∇ns sono la redazione (quasi al completo) di Tiresiə, una rivista indipendente di letteratura queer transfemminista. Oltre che una rivista, Tiresiə è uno spazio di sovversione che sta portando in diverse città d’Italia rappresentazioni finora pressoché inesistenti.

Questo gruppo di hum∇ns è davvero singolare, tanto per il progetto letterario indipendente che hanno costruito con spontaneità e cura, quanto per le persone che sono e le loro intuizioni per un futuro queer transfemminista. Condividono tutto questo con noi qui su hum∇n.

L’episodio con Tiresiə è stato talmente ricco che abbiamo scelto di pubblicarlo in due parti. Questa prima parte che ascolterete è dedicata al loro progetto. La seconda invece è dedicata alle loro storie con il femminismo e le loro visioni per un futuro transfemminista.

Buon ascolto!

Rachele Borghi, le letture e la potenza del margine

Rachele Borghi è un caposaldo nel femminismo italiano ed europeo. Professora alle Belle Arti di Marsiglia, geografa queer, pornosecchiona transfemminista, e autrice del libro Decolonialità e Privilegio – Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, il lavoro di Rachele si focalizza sulla decostruzione delle norme dominanti e sulla contaminazione degli spazi attraverso trasgressioni performative agite da corpi dissidenti e militanti. 

Su humvn ci racconta la sua storia delle origini con il femminismo, ci parla di sua madre, del paese in cui è cresciuta, della formazione catto-comunista e di come è approdata al mondo dei femminismi per diventare l’attivista spakka accademia che oggi conosciamo. Condivide le sue riflessioni sul momento attuale che i femminismi stanno attraversando e su come lei naviga il rapporto fra il centro e il margine nel suo lavoro e nel suo attivismo.

Bibliografia:

trailer: hum∇ns

benvenutɜ alla nuova serie del hum∇n podcast, hum∇ns, in cui parliamo con le molteplici soggettività che popolano i movimenti femministi attuali. Ci raccontano la propria “storia delle origini” con il femminismo, come il loro rapporto con il femminismo si è trasformato nel tempo e come questo impatta sul loro lavoro e sul loro attivismo. Ascolta il trailer per un assaggino di quello che vi aspetta!