10 centimetri

Rachele Borghi

Era bassa. Diceva che avrebbe voluto essere alta. Pare che la sua vita sarebbe stata diversa se avesse avuto 10 cm. in più. Avrebbe potuto diventare modella. Il suo fisico glielo permetteva. Aveva belle tette, culo a mandolino, pancia piatta, gambe dritte, tutto al suo posto, tutto giusto. Lei lo sapeva, le piaceva, essere guardata, essere desiderata. Essere cercata dagli uomini ma, a volte, anche dalle donne. Con 10 cm di più avrebbe potuto fare della sua bellezza che rispondeva perfettamente alle norme di quegli anni, la sua professione.

10 cm di piu e la tua vita avrebbe potuto essere diversa, avresti potuto fare i soldi, avresti potuto realizzare i tuoi sogni. Ma i propri sogni bisogna conoscerli per poterli realizzare…C’è sempre il rischio che i tuoi sogni non siano proprio i tuoi, che quelli che cerchi di realizzare siano i sogni assegnati dai ruoli sociali, realizzare i sogni che ti hanno insegnato che sono i tuoi sogni.

Si è sposata a 28 anni. Una vecchia in quegli anni. Aspettava il principe azzurro che l’avrebbe salvata da un padre assurdo che le rubava i soldi, che le uccideva le speranze. Sapeva che il cavaliere che l’avrebbe salvata da una vita povera di cose e di affetti sarebbe arrivato, per forza, secondo quello che dicono le donne, arriva sempre.

Quello che non sapeva è che si era già salvata da sola…

Si era salvata quando aveva deciso di andare a vivere da sola a 20 anni. Ma anche prima, quando aveva trovato il modo di scappare dalla casa di suo padre e andare a ballare la domenica pomeriggio con i soldi rubati a suo padre ladro. Si era già salvata quando aveva messo da parte la somma che le serviva per comprare una macchina e essere libera di andare dove voleva. Ma a dire il vero si era salvata pure prima, quando aveva imparato a pattinare per aumentare i kilometri e diminuire il tempo, fregare suo padre e il patriarcato con lui.

Continuava a salvarsi quando portava delle minigonne e dei sandali aperti durante l’inverno e che la gente la guardava. Perché pare che una donna moglie e madre non debba mostrare le gambe (e a quanto pare neanche i piedi).

Ma tutto questo lei non lo sapeva. Non importa, gliel’ho detto io quando l’ho scoperto. Quando ho scoperto che esiste un femminismo del quotidiano praticato da donne ignoranti, da donne che ribaltano lo spazio domestico, che trasformano lo spazio d’oppressione in spazio di resistenza. Quando ho scoperto che le donne come lei avevano creato nello spazio domestico quella stanza tutta per sé dove le figlie potevano diventare delle guerriere, dove le fatine potevano trasformarsi in streghe. E ho capito che la sua libertà aveva costruito la mia.

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